FAQ

Domande frequenti e
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Odontoiatria Pediatrica

A che età è giusto fare la prima visita odontoiatrica?

Verso i 3 anni la dentatura da latte è completa per cui è opportuno un controllo. In ogni caso non oltre i 6 anni quando compare il primo molare permanente e c’è la permuta degli incisivi. Inoltre alcune malocclusioni (come le terze classi) o abitudini viziate (come succhiare il dito) richiedono un intervento precoce, anche intorno ai 4 anni.

È utile somministrare fluoro per prevenire la carie? Ci sono controindicazioni?

Il fluoro è fondamentale nella prevenzione della carie; tuttavia una sua assunzione eccessiva causa la fluorosi, con effetti negativi sui denti e su altri organi. Fondamentale è la dose somministrata, che deve essere calcolata in base all’età del bambino ma anche in base
al fluoro contenuto nell’acqua che egli beve. Vi sono apposite tabelle relative alle acque minerali più vendute, per quella del rubinetto basta contattare l’ente erogatore.

Come evitare la carie?

Accurata igiene orale, dieta equilibrata e … sigillature dei denti appena erotti. Chiudendo con una sottile pellicola le fessure di molaretti da latte, molari premolari si impedisce il ristagno di placca da cui in seguito si origina la carie.

Mio figlio ha alcuni denti da latte cariati, li devo far curare?

Se il dente da latte è prossimo alla caduta non è necessario, se invece deve restare ancora a lungo in bocca sì. Permettendo alla carie di distruggere il dente viene perso spazio nell’arcata, il che comporta problemi ortodontici. In più un dente cariato è una fonte di infezioni, non solo della bocca ma di tutto l’organismo.

Lo zucchero fa male ai denti? Lo debbo proibire ai miei figli?

Non è realistico bandire lo zucchero dalla dieta di un bambino: è più semplice insegnargli una corretta igiene orale e fargli assumere cibi dolci ma non alla fine del pasto, in modo che lo zucchero resti meno a contatto coi denti. Inoltre c’è tutta una serie di trattamenti preventivi verso la carie che vanno dalla sigillatura dei solchi alle applicazioni topiche di fluoro.

Ortodonzia

A che età può essere necessario l'apparecchio?

Tranne alcuni casi in cui è necessario intervenire precocemente anche intorno ai 4 anni, di solito intorno ai 9 anni. Questo consente un’ottima correzione dei difetti in un arco di tempo, circa 2 anni, sopportabile per il paziente.

Il trattamento ortodontico è doloroso?

Può esserci qualche fastidio i giorni successivi all’applicazione dell’apparecchio o alla sua attivazione. Si tratta di piccole irritazioni della mucosa che va a sfregare contro le parti sporgenti dell’apparecchio e di sensibilità dei denti. Nel giro di pochi giorni tali fastidi andranno ad attenuarsi fino a scomparire.

Gli apparecchi ortodontici sono tutti uguali?

No, si distinguono prima di tutto in fissi e mobili. I primi s’incollano o si cementano ai denti, i secondi li applica e rimuove il paziente.
Poi ci sono gli apparecchi ortodontici estetici, quelli che preservano in corso di trattamento l’estetica del sorriso, ad esempio:

  1. gli attacchi in ceramica policristallina
  2. gli attacchi incollati sulla superfice linguale dei denti
  3. il più recente trattamento con mascherine trasparenti

La contenzione in cosa consiste?

La contenzione si effettua alla fine del trattamento ortodontico per favorire la stabilizzazione della correzione. L’ortodontista consegna al paziente gli apparecchi che dovranno essere portati, generalmente la notte, e le prescrizioni d’uso. A volte la contenzione consiste in apparecchi fissi incollati sulla faccia interna dei denti

Una volta allineati i denti, è per tutta la vita?

Un trattamento ortodontico ben realizzato è sempre seguito da un periodo di contenzione. Possono comunque esserci, nel tempo, una volta interrotta la contenzione, recidive del trattamento.
Spesso tali recidive sono di lieve entità e comunque non influiscono sul risultato estetico-funzionale del trattamento. Qualche volta, invece, possono essere tali da richiedere piccoli interventi di riallineamento o di ottimizzazione occlusale.

Si possono prevenire le malocclusioni?

Si, molte malocclusioni si potrebbero prevenire riuscendo a controllare i fattori ambientali in grado d’influire sulla crescita dei mascellari e sullo sviluppo della dentatura.
Ad esempio, l’abitudine al succhiamento del dito o del ciuccio prolungata nel tempo, può in qualche modo interferire con il formarsi di un buon ingranaggio occlusale. E la mancata formazione di un buon ingranaggio occlusale a sua volta mantiene atteggiamenti funzionali della muscolatura periorale capaci di potenziare il disallineamento dentale.

È vero che un cattivo combaciamento tra i denti può causare mal di testa?

Si è vero. Il combaciamento dei denti è strettamente connesso all’attività funzionale della muscolatura masticatoria e delle articolazioni temporomandibolari.
Quando i denti non combaciano bene, la mandibola subisce una modifica nel suo assetto posturale che può riflettersi in una disfunzione muscolare e articolare da cui può generare dolore nel distretto cranio facciale.

È vero che l'eruzione dei denti del giudizio è causa di recidiva ortodontica?

La recidiva della correzione ortodontica può esserci anche in assenza dei denti del giudizo, la loro eruzione ne aumenta semplicemente le probabilità.
Si è studiato nel periodo successivo al trattamento ortodontico pazienti con e senza denti del giudizio. Lo studio ha messo in evidenza recidive post trattamento, simmetriche, anche in pazienti che avevano solo da un lato il dente del giudizio. In realtà i fattori che possono influire negativamente sulla stabilità post trattamento sono numerosi e complessi.

I denti male allineati comportano sempre un danno estetico o una cattiva funzione occlusale?

No, il disallineamento dei denti, entro certi limiti, può essere perfettamente compatibile con una buona estetica del sorriso e con una corretta funzione occlusale.
A volte può comportare alterazioni dell’estetica del sorriso senza alcuna influenza negativa sulla funzione occlusale. E’ possibile che accada anche il contrario, cioè che si determinino disturbi a carico del sistema occlusale senza alterazioni dell’estetica del sorriso.

Conservativa

Che cosʼè la carie?

Per carie dentaria si intende la demineralizzazione progressiva dello smalto e/o della dentina a causa di un attacco batterico, che favorisce la formazione di una cavità più o meno profonda, che dalla superficie del dente si estende in profondità fino ad intaccare la polpa dentaria nei casi più gravi. Il sintomo più frequente nella carie semplice è una forte sensibilità del dente al caldo e/o al freddo o ai cibi particolarmente dolci, salati o acidi.
Nei casi più gravi, compare anche un dolore più o meno forte fino ad arrivare, in caso di una grossa infiammazione della polpa dentaria, chiamata pulpite acuta. Premesso che la predisposizione alle carie è più o meno elevata e varia da soggetto a soggetto, è certo che per ridurre al minimo queste demineralizzazioni è opportuno evitare lʼabuso di cibi poco consistenti e molto ricchi di zuccheri, effettuare una corretta igiene orale e
soprattutto sottoporsi a visite dal dentista con una certa regolarità, anche in assenza di sintomi.

Quando e perché la carie provoca dolore?

Il dolore appare quando il processo carioso raggiunge la dentina; in questa fase si manifesta con sensibilità pronunciate al freddo e/o al caldo. Se la carie non viene curata, il processo prosegue e raggiunge la polpa dentaria: in questa fase il dolore diviene spontaneo soprattutto di notte in posizione supina.

Perché curare la carie anche quando non cʼè dolore?

Premesso che la sensibilità al dolore (soglia del dolore) varia da soggetto a soggetto, è importante ricordare che quasi sempre quando compare il dolore significa che il processo carioso è già avanzato. Quindi, curandolo per tempo, cioè quando ancora non è insorto il dolore, si può risolvere il problema con una piccola otturazione. Si ottiene così il risultato della salvaguardia del proprio dente sostenendo, per di più, minori spese.

Perché curare la carie e non estrarre il dente cariato?

Se un dente può essere curato, è sempre meglio farlo al posto di qualunque altra soluzione. Per quanto lʼodontoiatria sia andata incontro a grandi
passi avanti sul piano tecnologico, non esiste alcuna soluzione artificiale che possa eguagliare la qualità di un dente naturale. Se poi lʼidea è quella di estrarre il dente e non sostituirlo con nessuna forma protesica artificiale (ponte o corona su impianto o protesi mobile), va tenuto presente che: la funzione masticatoria ne verrebbe compromessa perché i denti vicini, subito dopo lʼestrazione del dente, tendono a muoversi uno verso lʼaltro nel tentativo di colmare lo spazio che si è formato e, così facendo, modificano la funzione masticatoria con una serie di effetti collaterali per nulla positivi.
Inoltre, nella zona in cui è stata rimosso ildente, lʼosso sottostante si atrofizza fino al punto, passati alcuni anni, di impedire lʼistallazione di impianti endossei con cui sostituire il dente. In conclusione, non esiste alcun valido motivo per estrarre un dente quando lo si può curare.

È possibile prevenire lʼinsorgenza delle carie?

Premesso che non tutti siamo uguali e che esistono soggetti più o meno cario-recettivi per una miriade di ragioni diverse, è indubbio che una corretta igiene orale unita a buone abitudini alimentari possono notevolmente limitare il rischio di insorgenza delle patologie cariose. Visite periodiche di controllo dal dentista e sedute di igiene orale professionale fanno il resto. In età pediatrica possono essere utili anche la somministrazione di fluoro e della sigillatura dei solchi occlusali dei molari e dei premolari appena erotti.

Endodonzia

Se il dente è cariato e non fa male è necessario devitalizzarlo ugualmente?

Si tratta di una ipotesi abbastanza rara nel senso che normalmente il dente da devitalizzare fa male, e anche molto. A volte può capitare che il dente abbia fatto male nel passato ma che alla fine – in assenza di intervento medico – lʼinfezione abbia causato la necrosi del nervo; ovvio che in questʼultimo caso il dente non fa più male ma va devitalizzato comunque per evitare che lʼinfezione vada avanti e faccia danni più importanti allʼosso
sottostante. In altri casi, in presenza di determinate condizioni, si decide di devitalizzare un dente prima di incapsularlo anche se non fa male. Più in generale, tutte le volte che la polpa del dente appare danneggiata o infetta è meglio devitalizzare il dente con o senza dolore.

La devitalizzazione fa male?

Al giorno dʼoggi le tecnologie moderne e i progressi nel campo dellʼanestesia hanno praticamente eliminato il dolore. È importante saperlo in modo da aiutarvi a diminuire la vostra ansia.

Per devitalizzare un dente bisogna effettuare molte sedute dal dentista?

La maggior parte delle volte la devitalizzazione può effettuarsi al massimo in due/tre sedute.

Nel corso della devitalizzazione vengono rimosse le radici del dente?

No. Si rimuove la polpa e i nervi, cioè quello che sta dentro le radici, non le radici.

Che cosa eʼ consigliabile fare dopo una terapia canalare?

Un dente devitalizzato è più fragile perché la parte interna del dente che viene distrutto dalla carie è una delle parte più dure del nostro organismo. Per questo motivo si utilizzano cementi endocanalari e perni che hanno come scopo quello di irrobustire la ricostruzione del dente stesso. I materiali da ricostruzione non raggiungono però la stessa robustezza del materiale originario; soprattutto i molari e i premolari che hanno due o più radici sono più soggetti a fratture e proprio nella zona di biforcazione delle radici perché le forze masticatorie si scaricano proprio in quel punto e possono comportare nel tempo la frattura del dente; per questo motivo , dopo averlo ricostruito, è opportuno proteggere il dente con una capsula (o corona) che serve anche a fare in modo che le forze masticatorie si scarichino sul diametro della corona invece che in un punto specifico.

Meglio lʼestrazione o la devitalizzazione?

In tutti i casi in cui le probabilità di riuscita della devitalizzazione appaiono forti è sempre meglio devitalizzare e salvare il dente, anche e soprattutto
perché niente è meglio di un dente naturale; inoltre la perdita di un dente comporta: una progressiva atrofia dellʼosso sottostante; il movimento dei denti attigui che tendono a riempire lo spazio; la modifica della funzione masticatoria che può comportare oltre che inestetismi anche una serie di effetti collaterali indesiderabili, fino a provocare dorsalgie o altri scompensi legati alla postura / vedi alla voce gnatologia ) . infatti, lʼarcata-temporo
mandibolare insieme al campo visivo e allʼappoggio del piede sono i punti nevralgici che determinano il nostro equilibrio posturale.

Implantologia

Chi può essere sottoposto allʼintervento di implantologia?

Praticamente qualunque persona in buona salute, fanno eccezioni quindi alcuni pazienti con disturbi cardiovascolari, con diabete scompensato, pronunciata osteoporosi e utilizzo di bifosfonati, sinusite mascellari e gravissime atrofie ossee diffuse su intere arcate, per le quali risulta improbabile il successo di qualunque forma di rigenerazione, o altre gravi malattie in corso. Normalmente si valuta con molta attenzione se sia opportuno o meno effettuare tali interventi su persone anziane, anche se in buona salute. Un altro elemento determinante è la presenza ostinata di abitudini viziate (igiene orale, abitudini alimentari, fumo ecc) che potrebbero compromettere il successo della terapia impiantare. Molto importante è la presenza di controlli frequenti nei primi dodici mesi successivi alla terapia. E passato il primo anno, almeno due volte lʼanno.

Per potere inserire degli impianti devo avere abbastanza osso a disposizione?

In prima approssimazione si, va tenuto presente che dopo la perdita del dente naturale lʼosso sottostante inizia a riassorbirsi e quindi a ridursi, quindi è possibile che non ce ne sia a sufficienza per poter alloggiare gli impianti, nel caso in cui la perdita del dente e lʼinserimento dellʼimpianto non avvengano contestualmente o quasi contestualmente. Il riassorbimento dellʼosso non avviene quasi mai in maniera uniforme sulla stessa arcata. Accade frequentemente che lʼosso si riassorba in maniera più pronunciata nelle zone inferiori dellʼarcata (dove sono alloggiati i molari e i premolari per capirci) e che rimanga in quantità sufficiente nelle zone centrali. In questi casi è possibile effettuare innesti, rigenerazioni ossee o ancora riabilitazioni totali con tecniche del tipo all on four, all on five, all on six che (4, 5 o 6 impianti), inseriti dove lʼosso è rimasto in quantità sufficiente, cioè nella zona centrale dellʼarcata, che possono sostenere una protesi totale. Queste tecniche, là dove praticabil, sono meno invasive perché possono evitare al chirurgo di sottoporre il paziente a estese rigenerazioni e accorciano anche i tempi della terapia. Solo un chirurgo implantologo esperto può dirci se queste strade sono percorribili o meno.

Esiste il rigetto?

Allo stato attuale non esistono evidenze di una reazione del sistema immunitario rispetto agli impianti in titanio. Esattamente come i pace- maker gli impianti sono in titanio, un metallo bio compatibile che non viene riconosciuto dal sistema immunitario come ostile e non stimola nessuna reazione nè immunitaria nè allergica. Diverso è il discorso per le perimplantiti, con le quali genericamente descriviamo quei processi infettivi che causano la perdita dellʼimpianto per diverse motivazioni quali possono essere:cattive condizioni igieniche, problemi di tipo occlusale dovuti a errori nella costruzione della protesi che sta sopra agli impianti o anche questioni legate allʼutilizzo di particolari farmaci contro lʼosteoporosi (bifosfonati) o la presenza di particolari malattie in presenza delle quali è sconsigliabile la terapia impiantare (Diabete scompensato). Eʼ quindi di vitale importanza la conoscenza del quadro clinico del singolo paziente, così come regolari sedute di verifiche e controllo delle terapie prima e dopo lʼinstallazione delʼimpianto, come anche una scrupolosa igiene orale del paziente.

Quale è la durata degli impianti?

Non esistono termini accertati di scadenza per gli impianti dentali, esistono casi ben documentati di impianti impiantati da ben 25 anni; naturalmente, gli impianti devono essere sottoposti a regolari visite di manutenzione e controllo e richiedono una igiene quotidiana ancor più scrupolosa del normale. Questo sia nella fase più delicata, il periodo cosiddetto di osteointegrazione ( cioè il periodo successivo allʼinstallazione dellʼimpianto nellʼosso, che può durare dai tre a sette mesi, in cui lʼimpianto viene inglobato dallʼosso stesso ), sia nel periodo successivo, onde evitare la formazione di infezioni che possono causare delle
perimplantiti.

Quanto dura un intervento di implantologia?

Esistono diverse variabili che dipendono dalla tipologia dellʼintervento e dalla tecnica utilizzata. Comunque, il trattamento richiede circa 40, 45 minuti per impianto. Poiché i protocolli prevedono una serie di adempimenti preliminari prima di inserire la vite (apertura e scollamento del lembo), per inserire ad esempio
tre impianti possono essere anche sufficienti 90 minuti. Nei casi in cui si realizzano installazioni sullʼintera arcata anche a carico immediato con inserimento di più impianti (da 4 impianti a arcata in su) è possibile molto spesso anche in una sola giornata- naturalmente se esistono tutte le condizioni cliniche e quindi non necessariamente in tutti i casi – procedere allʼestrazione degli elementi compromessi, allʼistallazione degli impianti e di una protesi provvisoria ( fissa o mobile a seconda dei casi) anche in una sola giornata. Naturalmente la terapia non finisce lì, perché necessitano una serie di sedute di controllo di eventuale ribasatura o di sostituzione di un provvisorio con un definitivo; ma per quello che interessa al paziente, è possibile in molti casi restituire la dentatura e una sia pur prudente masticazione in una sola giornata. Poiché in molti casi non vuol dire sempre, è assolutamente necessaria una visita e uno studio del caso da parte di un chirurgo implantologo.

È vero che si può estrarre un dente e nella stessa seduta mettere un impianto?

In taluni casi si, si tratta del così detto impianto post estrattivo. Quando è possibile, la cosa presenta i suoi vantaggi perché e possibile sfruttare immediatamente
lʼalveolo post estrattivo. Non si può fare sempre, anche in considerazione delle peculiarità del paziente, lo deve decidere il chirurgo implantologo di concerto col
paziente.

Gli impianti sono tutti uguali?

No. Una prima differenzazione molto importante è quella tra impianti certificati e impianti non certificati (vedi sulla questione la sezione sul sito sulla certificazione degli impianti in cui la questione viene spiegata dettagliatamente). Esistono poi impianti di primarie case implantari e impianti così detti di seconda fascia, purchè certificati. Ovviamente cambiano i costi ma è importante che il paziente sappia che per un successo impiantare contano molto più le mani e la conoscenza del chirurgo rispetto alla marca dellʼimpianto. Utilizzare gli impianti di prima fascia comporta comunque dei vantaggi (come
ad esempio poter trovare un dentista che sappia manutenere quellʼimpianto praticamente in qualunque parte del mondo, garanzia a vita sullʼimpianto,
ecc. Attenzione: garanzia a vita sullʼimpianto va inteso come garanzia sullʼimpianto, cioè sulla vite e non sulla terapia impiantare).

In caso di perdita di altri denti si perde tutto il lavoro?

Se il lavoro è stato concepito con lungimiranza è sempre possibile inserire altri impianti e protesizzarli al posto di quelli nel frattempo persi, riadattando la vecchia protesi o protesizzando singolarmente i nuovi impianti; questo per esempio non è possibile nei ponti tradizionali, in quanto una volta perduto il moncone pilastro di un ponte quasi sempre viene a essere compromesso tutto il lavoro.

Che cosa è lʼosteointegrazione?

Un processo biologico favorito dalla presenza di una determinata tipologia di cellule dellʼosso (così dette osteoblaste) che, se non si innescano processi infettivi, favoriscono la progressiva ricostruzione dellʼosso stesso attorno allʼimpianto fino ad inglobarlo completamente. Il periodo di osteointegrazione può richiedere da 2 a 6 mesi nel corso dei quali è fondamentale una igiene particolarmente attenta e regolari controlli da parte del chirurgo per verificare che tutto proceda per il meglio.

Quanto tempo occorre perché un impianto si osteointegri?

Dai due a tre mesi per lʼarcata inferiore e dai tre ai sei mesi per quella superiore salvo eccezioni, per altro abbastanza rare.

Chirurgia orale

Quando è necessario estrarre i denti del giudizio?

I denti del giudizio o terzi molari erompono in una età compresa tra i diciassette e i venticinque anni. Nei casi in cui non cʼè abbastanza spazio in arcata in particolare in quella inferiore lo fanno solo parzialmente (perchè il dente è parzialmente ricoperto dalla gengiva) oppure si posizionano obliquamente in posizione anomala. Accade anche che rimangano completamente inclusi sotto la gengiva oppure nellʼosso, questo fenomeno prende il nome di disodontiasi e non costituisce necessariamente un problema, se però è accompagnato da altri sintomi, quali dolori vari, difficoltà ad aprire la bocca, ingrossamento dei linfonodi, o veri e propri ascessi, allora il medico deve valutare se è il caso di estrarli. In altri casi, pur in assenza di questi sintomi, il medico può valutare lʼopportunità di estrarli in chiave prospettica, infatti i denti del giudizio posizionati in modo anomalo possono provocare lesioni alla mucosa delle guance e alla lingua e ancora probabili carie dei denti vicini.

Lʼestrazione del dente del giudizio è un intervento doloroso?

In linea di massima lʼintervento non è doloroso, può essere più o meno indaginoso a seconda della natura deldente. Dipende da quanto il dente è più o meno incluso nella gengiva e nellʼosso, e al fine di evitare infezioni si prescrive preventivamente una terapia antibiotica oppure si prescrive la stessa terapia nel caso in cui lʼinfezione sia già in atto rimandando lʼestrazione di qualche giorno; poiché si opera con anestesia locale qualunque sia la natura dellʼestrazione non si deve avvertire dolore. Può accadere dopo lʼintervento di assistere ad un certo gonfiore che può raggiungere un picco fino a due giorni dopo lʼestrazione per poi decrescere. In altri casi può formarsi un ematoma in quanto il sangue non potendo uscire dalla ferita suturata si accumula sotto la sutura, in altri casi, abbastanza rari, si può assistere alla comparsa di una piccola febbre con un leggero intorpidimento della zona.

È vero che i denti del giudizio fanno accavallare gli altri denti?

Non necessariamente, ogni caso va valutato a se. Eʼ vero che in alcuni casi lʼeruzione dei denti del giudizio può provocare lʼaffollamento degli incisivi superiori. Se si è avuto la possibilità di valutare questa situazione per tempo, il dentista avrà consigliato la germectomia (estrazione precoce del germe del dente del giudizio) ai fini di prevenire lʼaffollamento.

Parodontologia

Che cosa significa avere la parodontite?

La parodontite è una malattia infettiva multifattoriale, assai insidiosa, che può presentarsi con diversi livelli di gravità. Molto spesso il paziente sottostima la presenza della malattia stessa in quanto gli esordi sono subdoli e i segni clinici non appaiono in maniera vistosa ad un occhio non esperto. Essendo causata prevalentemente da determinate tipologie di batteri, si manifesta in una infezione che interessa in un primo momento la gengiva fino a coinvolgere lʼosso che sostiene lʼelemento e gli elementi dentali. Va subito sottolineato che la cura della parodontite può servire quasi sempre (tranne nei casi lievi) ad arrestare il decorso della malattia ma quasi mai a ripristinare la situazione ante malattia. Ha una forte componente genetica ed in alcuni casi può essere associata a malattie come il diabete. Come già rilevato inizialmente attacca la parte molle del parodonto, cioè la gengiva, per poi attaccare direttamente lʼosso che sostiene la dentatura. Quando lʼosso è interessato da una infezione si ritrae ed è per questo motivo che, nei casi più gravi, la parodontite può causare dapprima la mobilità e successivamente la perdita completa dei denti. In situazioni normali la parodontite si cura con protocolli particolari che richiedono controlli molto frequenti in cui vengono praticate sedute di igiene e di motivazione alla corretta igiene orale elevigatura radicolare. Eʼ di assoluta importanza che il paziente collabori, pena il fallimento della terapia. Nei casi più gravi si rendono necessari interventi di chirurgia muco gengivale e di rigenerazione ossea. È opportuno ricordare che in questa fase della terapia la collaborazione del paziente è fondamentale: nei casi in cui il paziente non collabora, persiste in abitudini viziate (fumo, scarsa igiene domiciliare, irregolarità nei controlli) e presenta la dentatura ormai quasi completamente compromessa, si preferisce optare in accordo col paziente per la bonifica totale degli elementi compromessi (estrazioni) e il ripristino della dentatura con protesi mobili o su impianti.

Che cosʼè la piorrea?

La piorrea è un termine di uso comune, quindi non un termine tecnico, per identificare la malattia parodontale grave.

Le parodontiti sono tutte uguali?

Assolutamente no, molto dipende dalla tipologia dei batteri che infestano il cavo orale: esistono colonie più o meno resistenti che in qualche caso richiedono oltre alla normali terapie anche trattamenti antibiotici da associare alle normali cure. In questa sede non è possibile descrivere la vasta gamma delle situazioni possibili. Chiunque avverta i sintomi di questa malattia deve farsi visitare da uno specialista, il parodontologo.

La parodontite comporta necessariamente lʼestrazione di tutti i denti?

Non comporta necessariamente lʼestrazione di tutti i denti, tuttʼaltro. Solo nei casi in cui questʼultima è in stato molto avanzato ed il paziente non collabora, (cioè non è disposto a cambiare le sue cattive abitudini non si sottopone alle visite di controllo ecc) il dentista può optare sempre se in accordo col paziente per la bonifica totale e ripristino della dentatura con protesi mobili o implanto – supportate. Va tenuto presente che la bonifica totale unita agli altri trattamenti normalmente previsti e già descritti comporta anche la mutazione della flora batterica e riduce i siti infettivi.

Se la levigatura radicolare non basta che bisogna fare?

Si opta per la chirurgia parodontale. In una o più sedute operatorie vengono corretti difetti ossei e le gengive vengono predisposte alla guarigione.
Naturalmente condizione necessaria per il trattamento chirurgico è il proseguimento della terapia parodontale, attraverso un mantenimento costante, rappresentato da controlli frequenti e igiene scrupolosa.

Quali sono le cause che fanno muovere i denti?

Molteplici. Alcuni non solo legati alla parodontite, un infezione su un singolo elemento, una sofferenza del tratto alveo- dentario dovuto ad un sovraccarico
occlusale perché le due arcate dentarie hanno per svariati motivi un rapporto incongruo. Quello che conta in questa sede sottolineare è che non sempre la
mobilità è associata alla parodontite, solo un medico può dare una risposta scientifica al singolo caso.

A cosa è dovuta la sensibilità dentale?

Si tratta di un fattore assolutamente soggettivo che può anche variare sullo stesso individuo nel tempo. Le cause principali di una insorta sensibilità dentale che prima il paziente non avvertiva sono rappresentate da varie forme di erosione del dente legate ala tempo e allʼusura, le retrazioni gengivali o le conseguenze di terapie conservative o protesiche. In particolare le retrazioni gengivali possono provocare sensibilità gengivali e dolore paragonabile a quello delle carie profonde. Nei casi più lievi lʼutilizzo di colluttori o dentifrici specifici possono risolvere il problema, in casi più complessi le terapie possono essere, nel caso di retrazione gengivale, la rigenerazione guidata con lʼausilio di membrane o lʼeventuale devitalizzazioni di alcuni elementi dentali.

La gravidanza può rovinare i denti?

Assolutamente si, è molto facile che una donna in gravidanza possa incorrere in problemi del cavo orale carie, arrossamenti , gonfiori del cavo orale e delle
gengive. La questione si complica per il fatto che molti dentisti esitano spesso ad effettuare lastre ai fini diagnostici o addirittura a curare donne in gravidanza per paura di eventuali reazioni alle anestesie locali. In realtà il problema delle lastre esiste solo nei primi tre mesi di gravidanza e il problema delle reazioni alle anestesie può essere superato con specifiche terapie farmacologiche. Rimandare di mesi le cure per paura di questi problemi che comunque sono trattabili, può procurare danni permanenti alla salute orale che non è proprio il caso di procurarsi.

Per curare la parodontite esistono protocolli particolari?

Li abbiamo già descritti ma riepiloghiamo: sedute di igiene e levigatura, terapie antibiotiche specifiche, chirurgia muco- gengivale e rigenerazione ossea,
splintaggio ed in alcuni casi bonifica totale.

Igiene Orale e Sbiancamento

Con quale frequenza è opportuno effettuare una igiene dentale dal dentista?

Non esiste una regola fissa nel senso che ognuno di noi produce più o meno tartaro e ha peculiarità specifiche in bocca; molto dipende poi dalle abitudini del paziente, dalla sua dieta e dal fatto se fumi o meno. Dalla sua igiene orale quotidiana; a seconda dei casi la frequenza corretta può variare da ogni tre mesi a dodici mesi. Sottoporsi a controlli almeno semestrali presso il proprio dentista di fiducia permette di sincronizzare la frequenza corretta sulla peculiarità di ogni paziente.

Quali sono le tecniche di igiene più efficaci?

Non esistono tecniche di igiene più o meno efficaci ma tecniche diverse da adattare a casi specifici. Lʼimportante non è la tecnica ma il come viene fatta. Con riguardo invece alla cosa che preoccupa maggiormente i pazienti, cioè il dolore, esistono delle tecniche per ridurre al minimo il fastidio provato durante la seduta di igiene. Esiste una figura professionale, lʼigienista dentale, che ha conseguito un apposito diploma di laurea, che si occupa di prevenzione, prevalentemente di igiene, trattamenti parodontali di levigatura delle radici, fluoroprofilassi, trattamenti desensibilizzanti, sigillature e sbiancamenti che inoltre può spiegare e mostrare al paziente le corrette tecniche di mantenimento per la salute del cavo orale. Lʼigienista è una figura professionale sanitaria riconosciuta dal Ministero della Salute e, pu non essendo stato creato ancora un Albo come per i Medici, è lʼunica figura abilitata ad esercitare la professione, per cui è bene che il paziente verifichi se lʼigienista dentale sia in possesso o meno del certificato di laurea.

Perché in alcuni casi i denti diventano scuri?

Lo scurimento dei denti può essere dovuto a fattori interni e esterni. Le macchie esterne sono quelle che si formano sulla superficie dello smalto e possono dipendere da tartaro, fumo o abuso di cibi come liquirizia, caffè, te vino rosso o ancora allʼutilizzo di colluttori che contengono clorexidina.
Queste macchie si tolgono facilmente con lʼigiene professionale effettuata dal dentista ma si riformano altrettanto facilmente mantenendo le stesse abitudini alimentari e in mancanza di un igiene adeguata da parte del paziente. Nel tempo tuttavia , le pigmentazioni dovute a fattori esterni possono penetrare allʼinterno dello smalto determinando delle discromie non più rimovibili con il semplice trattamento di igiene. I fattori interni invece agiscono durante la formazione del dente stesso. Possono essere diversi, ad esempio: lʼuso di particolari antibiotici durante lʼinfanzia o anche da parte della madre in gravidanza che dà ai denti una colorazione scura a bande orizzontali; lʼeccesso di fluoro durante lʼepoca di formazione dei denti che causa la fluorosi, cioè una colorazione dei denti che va dal bianco al marrone; la bilirubina dei soggetti talassemici; anomalie congenite nella formazione dello smalto e della dentina che prendono il nome rispettivamente di amelogenesi o dentinogenesi imperfetta. Ancora, un altro fattore interno è rappresentato da traumi del dente o da terapie canalari scorrette che provocano lo scurimento allʼinterno del dente per rimediare al quale esistono
sistemi di sbiancamento appositi.

Lo sbiancamento dei denti è sicuro?

Come tutte le procedure cliniche estetiche è sicuro se viene eseguito da un operatore esperto e con i materiali e i protocolli corretti. Se si fa riferimento allʼefficacia dello sbiancamento, non tutti i casi ottengono lo stesso risultato; ci sono particolari discromie che non hanno la possibilità di modificarsi in maniera soddisfacente con lo sbiancamento professionale tradizionale; di questo, deve essere reso edotto il paziente e gli devono eventualmente essere suggerite terapie alternative, anche di natura estetica. Infatti, lʼefficacia dello sbiancamento dipende fondamentalmente dalla tipologia di macchie presenti
sui denti. Va poi ricordato che le sostanze sbiancanti non agiscono se i denti sono coperti da tartaro o macchie di fumo e nemmeno funzionano sulle otturazioni e le corone protesiche, anche per questo viene prima eseguita una detartrasi professionale sui denti. Più in generale le sostanze sbiancanti non sono dannose per lo smalto, questo sempre che vengano utilizzati materiali professionali sicuri e certificati ( e anche di un certo costo ), lo sottolineiamo, perché tutti coloro che accettano di effettuare tale trattamento presso studi che praticano tariffe ridicole (lo sbiancamento a 70 euro per intenderci) hanno ottime probabilità di vedersi applicare sostanze scadenti e da parte di operatori poco professionali. In alcuni casi può verificarsi un effetto collaterale del tutto transitorio, ovvero una maggiore sensibilità al caldo e al freddo che può essere in parte mitigato con lʼapplicazione di un gel al fluoro, fino a scomparire spontaneamente nel giro di qualche giorno.

Quanto si sbiancano i denti?

La tecnica sbiancante utilizzata ( energia luminosa più gel sbiancante) può determinare uno schiarimento fino ad un massimo di 9 gradi di tonalità, tuttavia va subito detto che ogni paziente fa caso a sè. Nei casi più critici potrebbero essere necessarie più di una seduta. IL trattamento sbiancante può essere effettuato anche per armonizzare il colore dei denti naturali con una corona e un ponte esistenti o in previsione di un loro rifacimento. Si cerca sempre di far comprendere ai pazienti che non tutti possono avere i denti bianchissimi come quelli che ci propone lʼimmagine di talune stars. Anche in quei casi, molto spesso i denti sono stati ricoperti da faccette estetiche realizzabili in laboratorio. Ognuno di noi ha un colore naturale che non può essere modificato, quello che andiamo ad eliminare sono le pigmentazioni dovute essenzialmente allʼalimentazione, caffè, thè, fumo etc. , che inevitabilmente penetrano allʼinterno dello smalto. In base alle abitudini personali di igiene e allʼuso di sostante pigmentanti, i denti, una volta sbiancati, potrebbero
riscurirsi nel tempo. A distanza di un anno è possibile ripetere nuovamente lo sbiancamento professionale in tutta sicurezza. Concludiamo sottolineando che il trattamento è di pura natura estetica e che non ha nulla a che vedere con la salute del cavo orale, ma contribuisce al miglioramento e allʼarmonizzazione del sorriso, influendo sul benessere psicofisico del paziente.

Quanto durano i risultati dello sbiancamento?

La durata dei risultati è assolutamente soggettiva e dipende delle tipologie di macchie come abbiamo già detto; rimane da ricordare che sulla durata dellʼeffetto sbiancante incidono anche le abitudini del paziente: tabacco, caffè, te, bibite con coloranti, determinate tipologie di sostanze acid, non adeguata pulizia quotidiana ecc, riducono la durata del risultato mentre invece regolari sedute di igiene orale e uso di dentifrici sbiancanti allungano la durata del risultato. In ogni caso è da sconsigliare uno sbiancamento con frequenza superiore allʼanno.

Lo sbiancamento fa male?

No. Qualche paziente può avvertire una temporanea ipersensibilità dentale, normalmente di breve durata. Naturalmente, lʼuso di mascherine protettive ed il rispetto dei protocolli rimangono essenziali onde evitare effetti negativi indesiderati.

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